L’esercizio nell’epicondilite

L’esercizio fisico è fondamentale per la gestione di molti pazienti affetti dall’epicondilite, con notevole evidenza dei benefici derivanti dal solo esercizio o come parte di un programma di terapia fisioterapica.

Nei pazienti con epicondilite cronica, l’esercizio ha dimostrato di portare verso una maggiore e più rapida regressione dal dolore, inferiore congedo per malattia, meno consultazioni mediche e maggiore capacità lavorativa.

L’epicondilite rientra nelle classe delle tendinopatie, ossia in tutte quelle condizioni dolorose al tendine. L’epicondilite suggerisce uno stato pressoché infiammatorio, ma più precisamente la patofisiologia di questo processo è di natura maggiormente degenerativa.

Il termine “tendinopatia degenerativa” è usato infatti per descrivere il processo degenerativo proprio del tendine che avviene con il passare del tempo e che sfocia in una condizione di cronicità (oltre i 3 mesi).

Al contrario una tendinopatia di tipo reattivo (infiammatoria) si verifica in una fase più acuta (giorni o settimane) e comunemente in risposta a un’attività a cui si è non abituati o aumentate rapidamente.

ESERCIZI

Importanti studi scientifici suggeriscono che la riabilitazione dovrebbe essere diversificata tra le fasi della tendinopatia. Data l’eterogeneità della presentazione clinica e della patologia dell’epicondilite, è opportuno che le modalità e le dosi ottimali di esercizio differiscano tra i pazienti con diversi stadi o livelli di gravità della tendinopatia, così come in base alle individuali esigenze funzionali (sportivi, lavoratori manuali ecc).

In linea generale quindi si può dire che la tendinopatia reattiva richiede carichi ridotti o modificati per dare al tendine il tempo di riprendersi, e gli esercizi possono essere di natura soprattutto isometrica e poi anche concentrica. 

Gli esercizi isometrici dei muscoli estensori del polso (Fig. 1) hanno un ruolo basato sulla loro funzione di stabilizzazione del polso in molte attività ed è stato dimostrato che le contrazioni isometriche producono un maggiore effetto analgesico (riduzione del dolore).

Epicondilite e stretching

Nell’epicondilite è consigliabile effettuare lo stretching con il gomito esteso e pronato, flettendo il polso e le dita simultaneamente con deviazione ulnare (polso inclinato verso il mignolo o in posizione neutra)

Si consiglia di mantenere la posizione per 30–45 secondi, con 30 secondi di pausa, ripetute 6 volte al giorno o comunque in base ai sintomi. Alcuni studi suggeriscono una cadenza con tre volte prima e tre volte dopo gli esercizi di rinforzo.

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L’esercizio nell’epicondilite
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