MALATTIA DI MENIERE

La Malattia di Meniere è un disturbo idiopatico dell’orecchio interno. In altre parole, la causa di questo disturbo labirintico è al momento , per la comunità scientifica internazionale , assolutamente sconosciuta. Si tratta comunque di disturbo dell’apparato audiovestibolare , dovuto sostanzialmente ad un aumento di volume e di pressione del fluido che in esso è contenuto (endolinfa). Tale aumento determina ricorrenti episodi di perdita, calo o fluttuazione dell’udito, acufene o tinnito, vertigini e sensazione di pienezza auricolare (definita fullness).
La malattia deve il suo nome a Prosper Ménière (medico e scienziato francese).
Solitamente la malattia è unilaterale, ma nel 10% dei pazienti può in seguito coinvolgere anche il secondo orecchio.
La sua incidenza è bassa ed è compresa tra i 10 e i 15 nuovi casi per 100.000 abitanti per anno. Non ci sono significative differenze in base al sesso; l’età di inizio è in genere la quarta decade ed è raro compaia dopo i 60 anni.
Essendo la causa sconosciuta, sono state proposte diverse teorie eziopatogenetiche ed attualmente si ritiene che la migliore proposta in termini teorici sia che la malattia è dovuta e/o sia la conseguenza di una risposta dell’orecchio interno ad una serie di insulti di varia natura, quali ad esempio una ridotta pressione dell’orecchio medio, allergie, malattie endocrine, dislipidemie, accidenti vascolari, attacchi virali.
Nelle fasi iniziali (stadio I) il sintomo predominante è la vertigine di tipo rotatorio. Questo sintomo è quasi sempre accompagnata da nausea e vomito, sudorazione e in alcuni casi diarrea. La crisi può essere preceduta da sensazione di tappamento auricolare, la cosiddetta fullness, e da acufeni di bassa frequenza nell’orecchio malato.
La crisi dura in genere da 20 minuti a 3 ore, non si accompagna a perdita di conoscenza. Una volta che la crisi vertiginosa si è risolta, scompaiono la sordità parcellare sui toni bassi, verificabile con esame audiometrico e la sensazione di tappamento auricolare nonchè l’acufene.
Nello stadio II, se la malattia non viene diagnosticata o trattata, la perdita dell’udito diviene più evidente per quanto tenda ancora a fluttuare, le crisi vertiginose invece divengono più frequenti e sono sempre precedute da tappamento auricolare e da acufeni nell’orecchio sordo.
Lo stadio III è caratterizzato da una implacabile e progressiva perdita dell’udito, Le crisi vertiginose tendono ad attenuarsi per intensità e a diradarsi nel tempo e ad essere sostituite da uno stato di instabilità.
Per una diagnosi di malattia di Ménière, soprattutto in fase iniziale, devono essere fatti numerosi esami clinico strumentali; sarà opportuno integrare l’esame audiometrico con lo studio del sistema vestibolare di tipo strumentale ed anche indagini neuroradiologiche.
Il trattamento più utilizzato si basa sul tentativo di diminuire la pressione del fluido contenuto nel labirinto membranoso dell’orecchio interno. Gli antistaminici, gli steroidi e i diuretici possono essere usati a questo fine. Inoltre, i sintomi possono essere trattati con gli antiemetici (per alleviare nausea) o le benzodiazepine (per il controllo diretto delle vertigini).
Spesso le vertigini vengono risolte attraverso un numero compreso tra 1 e 10 infiltrazioni nell’orecchio medio di un antibiotico chiamato gentamicina.
Tutti i medici concordano che sia di fondamentale importanza un corretto stile di vita: adottare una dieta povera di sale, specie nei momenti più a rischio di crisi (come la primavera e l’autunno), mantenersi in movimento.

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